Quali sono i principali effetti della globalizzazione? A quali condizioni una società multietnica può essere una società più ricca culturalmente? Quali sono i profili occupazionali degli stranieri? In che modo gli immigrati vengono integrati nel mercato del lavoro? A quali condizioni si può realizzare un proficuo diversity management, che sfrutti a favore di un’organizzazione lavorativa i benefici esistenti al suo interno? A queste domande prova a rispondere il seguente corso online.

La ragione dell’argomento è evidente: il nostro è un mondo sempre più misto, in cui le mescolanze di persone sono sempre più intense. Tali commistioni sfociano a volte in conflitti (con l’insorgere di atteggiamenti razzistici), mentre altre volte contribuiscono a raggiungere equilibri. Ciò si vede bene nella società italiana, dove gli stranieri rappresentano una componente in grado di ringiovanire una popolazione alle prese con problemi di invecchiamento generale, e capace di svolgere molti dei lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma nello stesso tempo mostrano sovente segni di mancata integrazione (come ad esempio comportamenti devianti) e sono oggetto di atteggiamenti xenofobi o di sfruttamento economico (in ambito residenziale, in ambito lavorativo, eccetera).

Da qui traggono la loro importanza i quesiti di ricerca a cui si proverà a rispondere.

Per l’analisi sui principali effetti della globalizzazione, ci si concentrerà soprattutto sull’aumento dei flussi migratori dal Sud del mondo verso i Paesi avanzati, tipici di società più aperte che in passato, come quelle a cui si assiste nel terzo millennio.

Per rispondere, poi, alla domanda sul profilo occupazionale degli stranieri, sarà necessario capire se gli immigrati si distribuiscono omogeneamente nel nostro mercato del lavoro o se vengono collocati soprattutto in alcune aree, e se il loro patrimonio formativo e professionale viene valorizzato nel loro nuovo Paese di residenza oppure se essi devono rinunciare alla propria qualifica. Nello stesso tempo, sarà opportuno capire in che misura pesi sugli stranieri la precarizzazione che caratterizza, nella fase presente, tutto il mercato del lavoro italiano. Si tratta di un aspetto importante, dato che sugli stranieri l’instabilità lavorativa ha un duplice effetto negativo: da una parte, perché mette in pericolo la loro capacità di sostentamento; dall’altra, perché proprio ad una regolarità occupazionale è legata la possibilità di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno nel nostro Paese.

Oltre a ciò, interrogarsi sulle condizioni a cui una società multietnica può essere più ricca significa esaminare in che misura gli stranieri vengano integrati nella società, in che misura il multiculturalismo sia una risorsa utilizzata; di conseguenza, occorrerà prendere in considerazione le principali difficoltà a cui vanno incontro gli immigrati nel loro processo di inserimento sociale, descrivendo soprattutto la loro situazione in ambito occupazionale (dato che il lavoro riveste una rilevanza fondamentale per il buon esito di un’esperienza migratoria) e analizzando la normativa italiana in materia di immigrazione, che alla situazione occupazionale è strettamente collegata.

Inoltre, un ragionamento sui modi per integrare gli stranieri conduce ad analizzare gli scopi e le tecniche del diversity management, che consiste nell’insieme di teorie e prassi per la gestione e la valorizzazione della diversità culturale (legati non solo all’etnia, ma anche al genere, alla diversa abilità e persino, secondo alcuni osservatori, all’età) nell’ambito di un’organizzazione (come ad esempio un’azienda).

Lo studio è quindi suddiviso in tre capitoli.

Il primo capitolo riassume lo sviluppo e le caratteristiche della globalizzazione, i suoi effetti sulle migrazioni internazionali e la presenza di stranieri in Italia, fornendo dati statistici sulla fase storica più recente nel nostro Paese. Inoltre, vengono analizzati i percorsi degli immigrati verso l’integrazione e vengono esaminate le strategie a cui si ricorre per non rinunciare alle proprie radici culturali (la cui perdita non potrebbe non causare squilibri e disagio per l’individuo).

Il secondo capitolo esamina il lavoro degli immigrati. Si nota come questo sia spesso soggetto ad una tendenza alla precarizzazione, che riguarda anche i cittadini italiani, ma che colpisce gli stranieri in misura ancora maggiore. Inoltre, si illustrano le politiche e le normative per l’integrazione degli immigrati in ambito lavorativo e si espongono i tratti salienti del diversity management.

Nel terzo capitolo, poi, si cerca di capire in che modo i diritti sociali vengano assicurati, o viceversa negati, agli immigrati, e si compie una breve indagine sulla misura in cui il multiculturalismo viene sfruttato come risorsa arricchente nella nostra società in generale ed in ambito lavorativo in particolare. In più, si prova a delineare l’insieme delle strategie e delle tecniche che occorre adottare per favorire l’integrazione degli stranieri e valorizzare la pluralità culturale.

 

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